Il Centro Storico

L’antico borgo di Siderno Superiore si colloca su un colle limitato da pareti di roccia che lo distaccano dalla sottostante vallata e si trova a circa 200 metri di quota. Il borgo ha la tipica posizione di un kastron bizantino.
L’odierno borgo di Siderno Superiore, risalente al X secolo, offre al visitatore grandi testimonianze in stili e tecniche diverse, come, ad esempio, le sue caratteristiche “viuzze”, le botteghe e i palazzi nobiliari.
Tra il XVII- XVIII secolo l’odierno antico Borgo si arricchì ,infatti,di numerosi palazzi (Palazzo Calauti, Palazzo De Mojà, Palazzo Falletti) e anche di numerose Chiese in stile barocco (Chiesa di San Carlo Borromeo, Madonna del Rosario). Di grande interesse sono gli stemmi delle famiglie, alcuni ritrovati di recente, risalenti al 1674 e al 1701, molti dei quali si possono ammirare sul portone d’ingresso dei palazzi.
PALAZZO PEDULLA’, l’edificio risale al XVIII secolo ed è costituito da due piani. Ciò che lo caratterizza principalmente è il sontuoso portale d’ingresso ad arco, in pietra, riccamente lavorata, corredato da grate di ferro e dalle iniziali della famiglia Pedullà. Particolare attenzione meritano le paraste laterali in pietra, affiancate al portone alcune a punta di diamante altre piatte. Sulla chiave di volta si trova una scultura in pietra raffigurante tre volti umani, di cui uno potrebbe raffigurare il Genius Domus. Il portale è sormontato da un balcone il cui piano è retto da mensole sagomate. Da un piccolo atrio d’ingresso, coperto da volte a crociera, si raggiunge il piano superiore. Il palazzo è appartenuto all’antica famiglia Pedullà residente a Siderno dal 1500, da cui discese il primo sindaco fu Francesco Pedullà.
PALAZZO CALAUTI, in stile settecentesco locale.
Il palazzo presenta una facciata austera, il balcone centrale si trova sopra una piccola finestra quadrata chiusa da grata, sotto di essa vi è il portale ad arco a tutto sesto privo di decorazioni significative; i lisci piedritti terminano con capitelli in stile dorico. Sul concio di chiave di volta, vi è una pseudo-mensola decorata a voltura in cui si trova incisa una data “1698” anno in cui fu completato l’edificio; altra ispezione datata “1695” si legge sullo stipite della finestra. Questo palazzo rappresenta una testimonianza importante, soprattutto da un punto di vista storico; da notare sono le cinque iscrizioni in latino, che rievocano la storia dell’edificio dal 1676 al 1698.
PALAZZO ENGLEN-GRIO-FRAGOMENI, il palazzo è un complesso architettonico di grande interesse, esempio di residenza nobiliare del settecento. Impostato su due piani, si caratterizza per il portale d’ingresso con archi a tutto sesto e decorato da bugne piatte; sulla chiave di volta è posto lo stemma di famiglia. In asse con il portale c’è il balcone del piano superiore con ringhiera in ferro battuto e mensole costituite da blocchi di pietra, raffiguranti due teste umane diverse tra loro. Ai lati del balcone ci sono finestre di forma rettangolare, mentre quelle del pianterreno sono più piccole, di forma quadrata e con grata. Il profilo della copertura si chiude con giri concentrici di tegole che richiamano il motivo decorativo a Romanella.
Molto interessante è la facciata laterale, caratterizzata da un lungo loggiato sorretto da arcate a sesto ribassato, sotto il quale si sviluppa una grande balconata con ringhiere in ferro battuto . Questo edificio è ritenuto importante non solo dal punto di vista artistico, ma anche storico, in quanto nel 1846, il re Ferdinando II e la regina Maria Teresa d’Austria furono ospiti nel palazzo. L’edificio è stato di recente restaurato grazie all’intervento dell’Amministrazione Comunale.
PALAZZO FALLETTI, (famiglia di origine piemontese che si trasferì a Siderno nel secolo XII), il palazzo fu edificato verso la fine del XVII secolo da Simone Falletti e situato nelle vicinanze della piazza di San Nicola di Bari. Oggi è ritenuto monumento nazionale.
La prospettiva principale del palazzo si affaccia sul caratteristico “Vico Scimiotto” e presenta un bel portale in pietra lavorata, con arco a tutto sesto decorato da una doppia fascia di bugnato. Sulla chiave di volta è posto lo stemma araldico della famiglia, diviso in quattro parti e sormontato da una corona di fiori.
Al pianterreno del palazzo ci sono quattro finestre, disposte simmetricamente rispetto al portale; due finestre sono di forma quadrata con blocchi di pietra e decorazione a bugnato, altre due con il davanzale in pietra. In asse al portale c’è il balcone sormontato da cornici con doppio riquadro e mensole in pietra, decorate da mascheroni e ringhiera in ferro battuto. Tramite il portale si accede in un grande atrio coperto con volte a crociera dove si apre una scalinata in pietra che conduce ai piani superiori. La distribuzione degli interni appare integra. L’edificio è un modello di residenza patrizia ed è contrassegnato da elementi decorativi, frutto della manualità di maestranze provinciali qualificate. Il palazzo, attualmente proprietà dell’Amministrazione Comunale, è stato restaurato da poco.
PALAZZO DE MOJA’, (Famiglia di origini spagnole e precisamente di Granada), il palazzo risale al XVII sec. ed è impostato su tre livelli, ha una struttura compatta dalle forme ben proporzionate; i prospetti sono sottolineati da una successione di balconi ai piani nobiliari e finestre al piano inferiore, le cui mensole e cornici a triplice ghiera in pietra e le ringhiere dei balconi in ferro battuto, testimoniano la qualità dell’artigianato così fiorente nella zona. Il portale d’ingresso, in pietra litica, (si affaccia in un vicolo stretto) scolpito con conci diamantati, elementi decorativi a grandi volute sono posti in basso ai lati del portale. L’arco del portale è a tutto sesto ed è in pietra tufacea riccamente scolpita. Attraverso il portale si accede ad un atrio coperto da una volta a botte dove si collega la scalinata che porta ai piani nobiliari. Sulla facciata laterale, si apre un elegante portale con arco a tutto sesto ribassato, in pietra tufacea scolpita; i piedritti e l’archivolto hanno una decorazione a “rosette” intagliate alternate a riquadri lisci.
Il palazzo si conclude con un cornicione realizzato con tre ordini di tegole curve sovrapposte. Palazzo De Mojà, anche se oggi è in stato di abbandono, è una delle piu’ prestigiose dimore di Siderno Superiore, che richiama le tipologie classiche di derivazione settecentesca napoletana.
CHIESA SAN CARLO BORROMEO, edificata intorno alla fine del 1500 inizi 1600. La facciata presenta una struttura architettonica di gusto classico e motivi barocchi. All'esterno vi è una facciata classica intervallata da elementi barocchi ed un portale in pietra tufacea, con porta arcuata delimitata da paraste, con un arco a sesto ribassato, finte colonne laterali e un timpano spezzato, con all'interno la data 1854. Interessante è l’ingresso ad una cappella laterale, con il portale in pietra litica, (oggi murato), sulla quale si imposta una nicchia ad arco con cornice e davanzale in pietra. L’interno, presenta un’unica navata con abside rettilinea, in marmi policromi ed alcune cappelle laterali, tra le quali quella dedicata al beato M. Logorio come si può leggere su una iscrizione datata 1830 posta sul paliotto dell’altare, all’interno della cappella.
L’altare è in stile tardo barocco, in marmo colorato; due colonne con capitello corinzio, sorreggono elementi decorativi a graste con fiori. Nel 1824 venne, anche, fondata e riconosciuta da Ferdinando IV la Confraternita di S. Carlo Borromeo e della Anime del Purgatorio. Oggi la Chiesa è chiusa al culto ed è in fase di ristrutturazione, in quanto ha subìto notevoli danni a causa di terremoti e alluvioni.
CHIESA DEL ROSARIO, l'edificio, era un tempo annesso al convento di San Domenico, la costruzione risale agli anni 1630-‘31. Dell'edificio,oggi, restano solo una campana del 1723, raffigurante la Madonna del Rosario, San Domenico e Santa Caterina, le mura perimetrali esterne e alcune cappelle laterali, tra le quali quella dei Correale Santacroce,che conserva il sepolcro in marmo bianco del 1651 con lo stemma della famiglia. All’interno della cappella si trova un artistico altare decorato con elementi vegetali, grottesche e piccoli angeli. Sull’altare era posta una tela raffigurante la Madonna del Rosario, rubata durante i lavori di restauro, e anche altre tele raffiguranti la Madonna del Carmine e San Domenico.
Lungo la parete sinistra c’è una data, 1721, probabilmente la data in cui papa Pio VII concedette alla famiglia Macrì, che abitava vicino la Chiesa, il privilegio di assistere alle cerimonie liturgiche, attraverso una finestra a doppia grata, comunicante con la Chiesa. In questa Chiesa,nel 1823, fu trasferita la parrocchia di Santa Caterina, che subì danni gravi a causa di un terremoto che colpì l’intera cittadina.
CONVENTO DI S. DOMENICO, sorretto intorno al 1628 ad opera di Mons. Piromalli (personaggio emergente nel quadro storico-religioso di Siderno, dove egli nacque nel 1591).
Il complesso comprendeva diverse strutture (magazzini, stalle, granai) con una rendita di 560 ducati annui. Il convento si arrichì, incrementando, così, il patrimonio finanziario ed immobiliare,andando pian piano a rappresentare un importante centro di spiritualità e sede di dottrina.
Il terremoto del 1783 arrecò gravi danni, ma fu restaurato e riaperto nel 1798 per essere soppresso definitivamente nel 1809, in seguito all’occupazione dei francesi. Nel 1811 tutti i beni e i terreni furono messi all’asta e venduti. Il Convento fu acquistato prima dalla famiglia Macrì, poi passò alla famiglia Campoliti, diventando un’abitazione privata. Oggi, a causa delle alluvioni e dei terremoti, del complesso rimane solo il chiostro, con arcate in pietra a tutto sesto, sorrette da pilastri, una serie di finestre al piano superiore e al centro l’impianto della cisterna con copertura a cupoletta.
CHIESA S. NICOLA DI BARI, ubicata nell'omonima piazza, fondata nel periodo normanno (sec. XI) e, nel 1664, elevata ad Arcipretura conservando il titolo greco-bizantino di Protopapale.
L'edificio sacro è stato ricostruito nel sec. XVII con chiara ispirazione tardo-rinascimentale; oggi è, quindi, difficile poter rilevare l'architettura e l'andamento planimetrico originari.
Della struttura originaria conserva, probabilmente, la struttura a tre navate e i bellissimi pilastri in pietra locale, che, nel corso del XIX sec., erano stati coperti con stucchi.
Nel 1742 la porta d'ingresso della Chiesa fu posta ad oriente, mentre, originariamente, era situata, secondo l'uso greco, ad occidente.
Il prospetto, dalle linee semplice ed austere, si articola nell'ambito di una impaginazione canonica; presenta ,infatti, due monofore laterali e un “occhio” centrale. Al centro, preceduto da una breve scalinata, si apre il portale litico di provenienza locale, ornato da colonnine con capitello ionico, rette da plinti che sorreggono un architrave con coronamento decorativo a timpano curvilineo. In una piccola nicchia sul portale è collocata una statuetta marmorea quattrocentesca, raffigurante San Nicola benedicente.
Consacrata dal vescovo Giuseppe M. Pellicano nel 1823, subì gravi danni durante i terremoti del 1783 e del 1908; venne chiusa e successivamente riaperta al culto il 28 ottobre del 1930.
La chiesa custodisce tesori di notevole interesse artistico, come ad esempio:
L’Altare Maggiore, in stile barocco, opera dell’artista partenopeo V. Tronchese L’altare presenta marmi policromi, intarsi e rilievi.
Il Frontale del Tabernacolo, in stile barocco con figure a rilievo e balaustra in marmi policromi; la Pala d’altare della Madonna della Consolazione,tela dipinta risalente al XVII sec., con cornice in oro zecchino. Il dipinto raffigura la Madonna seduta su un trono di nubi con il Bambino fra le braccia e con ai lati S. Nicola di Bari, a cui è dedicata la Parrocchia e Patrono antico della Città di Siderno, e S.Giuseppe. L’opera si ispira alla compostezza classica del ‘500.
Ai lati della grande pala d’altare sono collocate sei piccole tele risalenti al XVII e XVIII sec., che raffigurano il Martirio di S.Gennaro, il SS.Sacramento, l’Assunzione di Maria, l’Adorazione dei Magi, S.Vincenzo Ferrer e la Madonna delle Grazie.
Nella chiesa si conservano, inoltre, argenterie e paramenti sacri risalenti ai sec. XVII e XIX.
CHIESA DI S. MARIA DELL’ARCO, di origini molto antiche. Venne edificata nel 1531 ed eretta a parrocchia nel 1600.
Il prospetto principale termina con timpano cuspidato e non presenta alcun rilievo architettonico. Lungo la facciata laterale si apre un piccolo ingresso con stipite in pietra, su cui si può notare un’iscrizione datata 1600-1812. L’interno non presenta particolari decorazioni ed è ad un’unica navata. Sull’altare maggiore è collocata la statua lignea della Madonna, opera risalente al XIX sec. e di bottega napoletana, modellata a massicci volumi, scolpita a tutto tondo e dipinta con colori festosi. La Madonna è rappresentata seduta sul trono di pietra, avvolta in un manto e regge il Bambino nudo sulle ginocchia, con le mani rivolte verso i fedeli.
All’interno della chiesa si possono ammirare, inoltre, la tela settecentesca raffigurante il Cristo, che consegna le chiavi a S. Pietro e, sulla parete opposta, la tela, sempre settecentesca, raffigurante Mosè che fa sgorgare l’acqua nel deserto.
La chiesa, danneggiata da vari terremoti ed alluvioni, venne restaurata nel 1812 e solo nel 1875, a spese dell’arciprete Correale Santacroce, riaperta ai fedeli, in occasione della festa in onore alla Vergine Maria dell’Arco, che si celebra ogni anno, l’11 e il 12 Agosto.
VICOLI E PORTALI, il centro storico colpisce il visitatore soprattutto per il fascino dei portali dei palazzi nobiliari. La ricercatezza delle forme viene messa in evidenza dalla qualità delle pietre utilizzate in tutte le sue varietà.
FONTANE, in località Canale ci sono i resti di due fontane pubbliche per l’acqua potabile, realizzate alla fine del XVII, inizi XVIII secolo. Queste fontane furono realizzate della famiglia Milano. La prima fontana rappresenta una tipologia architettonica di stile barocco, sul timpano conclusivo della fontana c’è una iscrizione datata 1696, anno in cui fu edificata ; vi è un’altra iscrizione, datata 1832, anno in cui la fontana fu restaurata.
Una seconda fontana fu costruita nel 1713 da Onofrio Falletti, e presenta una struttura ispirata allo stile tardo barocco, con una serie di paraste che partono dalla base e si concludono con capitelli in stile ionico sostenendo un architrave con un cornicione.